Pop Art Italiana

Pop Art Italiana
Città di Castello (PG)

Pop Art italiana alla Galleria delle Arti di Città di Castello con opere di artisti che hanno partecipato alla sua nascita ed al suo sviluppo nel Bel Paese: Valerio Adami, Franco Angeli, Tano Festa, Mario Ceroli, Domenico Gnoli, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Giuseppe Veneziano. Un insieme polifonico di pittori da cui si può leggere, sintetizzata, la via italiana del movimento Pop e Neopop. La Popular Art o Pop Art nasce in Inghilterra negli anni Cinquanta grazie alle intuizioni di artisti come E. Paolozzi e R.Hamilton, ma negli anni Sessanta con Andy Warhol, Roy Lichtenstein, George Segal e altri, la Pop Art esploderà letteralmente negli Stati Uniti d'America contaminando poi tutti i paesi industrializzati dell'occidente.

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La Biennale Internazionale d'Arte di Venezia del 1964 ne sarà consacrazione.

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L' Arte Seriale o Pop Art, teorizzata dal critico L. Alloway, trova in Italia un gruppo solido e solidale di giovani artisti che faranno del nostro paese un laboratorio aperto nel “mare magnum” dell'arte di massa e per la loro peculiarità si è parlato di Realismo urbano e Neo-Novecento. La differenza poetica tra i Maestri statunitensi ed italiani è stata soprattutto nel modo di concepire ed esplorare le affollate immagini proposte dal consumismo di massa, dai vecchi e nuovi media e dalla pubblicità. Gli artisti americani pongono l'immagine dell'oggetto in modo algido, distaccato, “crudo” quasi un d'aprés; gli italiani elaborano un linguaggio soggettivo focalizzando, come dietro ad uno schermo, le emergenze storico-umanistiche della cronaca o della politica, spesso con ironia e con attenzione alla qualità pittorica.

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Perché il Pop Art - Neopop abbia trovato in Italia e a Roma una così grande apertura è complesso (non c'è in Italia una città dove non ci sia un pittore pop) ma si può sintetizzare nella radicale evoluzione della società italiana che dagli anni Cinquanta in poi si “americanizza” e “laicizza” e, in Arte, nella atavica propensione italica alla “figurazione”.

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Negli anni Sessanta del XX Secolo l'uomo sbarca sulla Luna (dividendo la Storia in prima e dopo) e in Italia si assiste ad un boom economico - consumistico ed a una dialettica sociale mai visti nella milleraria esistenza della penisola; questa rivoluzione culturale fu sorretta ed amplificata da una forte spinta mediatica tale da influenzare la coscienza critica: individuale, sociale ed estetica. Tra le metropoli europee la città di Roma visse un momento culturalmente effervescente ed internazionale tanto da essere denominata la “Hollywood sul Tevere”. La capitale della Cristianità ubicata in una nazione dove era attivissimo il più grande Partito Comunista d'Occidente fu anche centro sostanziale nel drammatico gioco della “guerra fredda” tra U.S. A e U.R.S.S.

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Sempre a Roma, per le arti figurative, dalla fine degli Anni Quaranta opera Alberto Burri, solenne innovatore che trasforma le materie in bellezza e al Maestro Burri guarderanno, con emozione, i giovani artisti della cosidetta “Scuola di Piazza del Popolo”, e non solo! Roma fu anche il naturale bacino di sedimentazione del grande metafisico Giorgio de Chirico e del Futurismo, emergenze che Mario Schifano, intelligentemente, registrerà e declinerà nel suo immaginario iconografico pop.

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I Popists italiani ricercheranno la continuità con la Storia soprattutto con le immagini, oggetto di consumo, con cui viene trasmessa la tradizione artistica italiana. Ceroli con “L'uomo di Leonardo” o “Adamo ed Eva”; Schifano con “i Paesaggi tv” o “Futurismo rivisitato”; Tano Festa con “Michelangelo” o le fumettistiche finestre aperte su cieli da “sballo” o rinascimentali; Angeli con i simboli del potere: “Lupa capitolina”, “Half dollar” o “Falce e martello”; Mimmo Rotella con i manifesti strappati, “decollages”, sarà il cantore del cinema e Domenico Gnoli con i particolari ingranditi esalterà la metafisica del quotidiano mentre Valerio Adami con le sequenze di figure letterarie dai contorni marcati focalizzerà la condizione di “attesa”. Infine il giovanissimo neo pop Giuseppe Veneziano, qui presente con una grande tela, la sua opera piu famosa: Novecento che ritrae, tra gli altri, Berlusconi con Cicciolina.

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In quasi tutti gli artisti Pop - Neopop d'Italia emerge chiara la volontà di non proporre l'oggetto - soggetto in sè, ma la sua rivisitazione con una visione colta, euritmica ed epica dell'agire pittorico, quasi a riaffermare la centralità dell'Artista nel processo estetico.

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La Vision Pop: dalle arti alla musica, dal costume alla letteratura, dal cinema alla politica, dalla moda alla fotografia, dal design alla filosofia, ha segnato un periodo importante del XX Secolo internazionale e si è sviluppata in un clima che il critico Maurizio Calvesi ha così descritto: Quelli che sono stati chiamati “i felici anni Sessanta” hanno prodotto, effettivamente un'arte felice, esuberante e di grande novità.

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Questa mostra presentata dalla Galleria delle Arti è un flash sul movimento Pop- Neopop italiano ed in quanto contenuta è imperfetta, ma l'imperfezione è segno di vita.... Let it Be.

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