Spoleto, una città della verde Umbria

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La città di Spoleto ed il suo territorio presentano una stratificazione di testimonianze del millenario evolversi della natura, della società umana e del rapporto tra questa e l’ambiente, in una parola della Cultura.
Se ne infatuarono “turisti” d’eccezione come Michelangelo Buonarroti che al Vasari scriveva “Ho avuto piacere nelle montagne di Spoleto a visitare quei romiti di modo che io son tornato men che mezzo a Roma perché veramente non si trova pace se non nei boschi“.
Giosuè Carducci prima e Gabriele D’Annunzio poi, utilizzarono la loro poesia per decantare le bellezze del paesaggio spoletino.
Pittori come l’inglese William Turner, l’americano Edward Peticolas o il danese Johan Ludvig Lund schizzarono nei loro taccuini pregevoli paesaggi e vedute della città.
 Il romanziere francese Stendhal espresse grande ammirazione per “la passeggiata”, il tratto di strada, oggi Viale Matteotti, che dal centro storico si insinua tra il verde dei colli circostanti. Spoleto e in particolar modo il Ponte delle Torri ispirarono lo scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe, in una delle pagine più belle del suo Viaggio in Italia.
Spoleto, città antichissima, sorge ai piedi del Monteluco, luogo di antichi eremi. Fu un florido municipio romano i cui segni sono ancora evidenti nell‘Arco di Druso e Germanico (23 d.C.), nel Teatro Romano (I sec. d.C.) e nella Casa Romana.
Dal IV secolo divenne sede episcopale sviluppando una solida organizzazione ecclesiastica. La città, svolse, poi, un ruolo politico fondamentale poco dopo l’arrivo dei Longobardi in Italia.
Faroaldo costituì il Ducato longobardo di Spoleto. Il Ducato dell’Italia centrale con capitale a Spoleto rimase largamente indipendente fino al 729 d.C., quando si assoggettò al re longobardo. La Basilica di San Salvatore, posta ai margini della città, edificio eccezionale e straordinariamente conservato, dagli ultimissimi studi sembra doversi associare al periodo dell’indipendenza spoletina; comunque manifesta in maniera evidente quella predilezione per l’architettura di prestigio riscontrabile in tutti gli altri Ducati, al Nord e al Sud, espressione delle aspirazioni longobarde. Il “maggiore monumento spoletino dell’antichità”, secondo Sordini, dal 25 giugno 2011 fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, insieme ad altre sei importanti testimonianze monumentali italiane di epoca longobarda.
L’ultimo periodo di grande prestigio si ebbe quando Spoleto divenne capoluogo del dipartimento del Trasimeno, da Rieti a Perugia, tra il 1808 e il 1815, durante l’Impero Napoleonico.
Nel secondo dopoguerra la crisi delle miniere di lignite e la crisi delle produzioni agricole fece conoscere alla città la migrazione della popolazione verso diversi paesi europei. In quegli anni di dura crisi, si gettarono le basi del futuro e si diede il via a manifestazioni a cui il prestigio e lo sviluppo della città sono, ancora oggi, fortemente legati: nel 1947 fu fondato il Teatro Lirico Sperimentale, nel 1952 fu inaugurato il Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo e nel 1958 si svolse la prima edizione del Festival dei Due Mondi.
Grazie a questi eventi la Città si è conquistata un ruolo di importanza internazionale nel mondo artistico e culturale e le attività connesse hanno assunto un ruolo primario nell’economia locale.
La data di costituzione della Pro Spoleto risale al 1901, con sede in Corso Vittorio Emanuele (oggi Corso Mazzini). L’iniziativa fu di Domenico Arcangeli, notissima figura della città di Spoleto; fu Sindaco dal 1903 al 1911, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, deputato al Parlamento e concorse alla creazione dell’Università per stranieri di Perugia.
            
 
                                                                                             
Il consiglio direttivo era formato dai maggiori esponenti della vita socio-culturale e politica della città lo scopo principale era quello di “promuovere il movimento dei forestieri, migliorare il turismo ricettivo, trattare tramite la stampa locale e le pubblicazioni, dei principali problemi e aspetti della vita cittadina…”.
Come ancora oggi succede gli alti scopi dell’associazione non furono subito capiti perciò si pensò di coinvolgere intorno alla Pro Spoleto le maggiori associazioni culturali e delle categorie economiche e produttive della città, ma anche dell’Umbria. Di questo si occupò il primo Consiglio Direttivo che era composto da Domenico Arcangeli Presidente, Camillo Bezzi V. Presidente, Alessandro Onofri, Ettore Santi, Vincenzo Lucini e Ercole Tattini.
Particolarmente significativa fu la presenza dell’avvocato Adriano Belli, fondatore del Teatro Lirico Sperimentale, che da oltre sessant’anni operava nella nostra città e che ha regalato alla lirica mondiale le più belle voci della nostra storia, così che la Pro Spoleto legò al suo nome le maggiori iniziative della città.
Per i primi cinquant’anni del XX secolo, la Pro Spoleto fu centro propulsore della vita culturale e sociale della città, nella riorganizzazione dell’Italia del dopo guerra segnatamente nei primi anni Sessanta, con l’avvento delle aziende di promozione turistica e con la nuova organizzazione dello stato, delle regioni e dei comuni anche la Pro Spoleto registrò un periodo di crisi di identità fino alla marginalizzazione nella vita locale.
Agli inizi degli anni Ottanta, per iniziativa del notissimo giornalista spoletino Antonio Busetti (la Pro Loco è intitolata alla sua memoria) avviò una iniziativa che rilanciò la Pro Spoleto riqualificando, pur non potendo più svolgere mansioni determinanti come quelle delle sue origini,  i successi del passato.
Dalla sua rifondazione la Pro Spoleto continua a proporsi come una delle realtà positive e propositive della città affrontando la realtà dinamica attuale cercando di conciliare la memoria della tradizione con l’esigenza di adeguare la propria attività alle esigenze della globalizzazione.
ROCCA ALBORNOZIANA
Prende il nome da Gil Carrillo Alvarez de Albornoz, cardinale e condottiero spagnolo.
Si tratta di un imponente edificio a pianta rettangolare lungo il cui perimetro svettano sei robuste torri, collegate da camminamenti, che delimitano due distinte aree interne: il cortile delle armi, destinato alle truppe e quello d’onore ad uso del governatore della città. Questo cortile, al cui centro è un bel pozzo con insegne araldiche papali, è circondato da un portico a due piani sul quale si affacciano, tra le altre, una grande sala di rappresentanza e la stanza del castellano, denominata Camera Pinta dai pregevoli affreschi quattrocenteschi. Dal 1817 fino al 1983 è stata adibita a carcere.
Ai lunghi restauri è seguita l’apertura come museo.
 
MUSEO DEL DUCATO
Inaugurato nel 2007, si trova all’interno della Rocca Albornoziana e raccoglie testimonianze dell'epoca d’oro della città di Spoleto: quella del Ducato Longobardo.
È suddiviso in 15 sale e percorre cronologicamente l’arco di tempo che abbraccia il periodo longobardo ed anche quello precedente fin dai primi insediamenti cristiani del IV secolo d.C. e successivo, trovandovisi reperti anche del XV secolo.


 
DUOMO
La struttura originaria della cattedrale risale alla fine del 1100, quando si procedette alla ricostruzione degli edifici distrutti nel 1155 da Federico Barbarossa (S. Maria del Vescovato e S. Primiano).
Di  S. Primiano si è conservata la cripta sotto all‘attuale Cappella delle Reliquie. Interventi successivi sono stati effettuati con l’aggiunta di un portico di stile rinascimentale fra il 1491 e il 1504 e col rifacimento degli interni nel 1600.

 

Fu consacrata da Papa Innocenzo III nel 1198 e terminata fra il 1216 e 1227. L‘attuale facciata ha ampliato la preesistente, ed è stata completata intorno al 1200. Il rosone centrale, del XII secolo, è al centro di un quadrato che negli angoli ha i simboli dei quattro Evangelisti. Esso, a sua volta, sormonta una galleria cieca di cinque colonnine e due telamoni.
Il portico, aggiunto nel 1491-1504 da Ambrogio di Antonio Barocci da Milano e Pippo di Antonio da Firenze, è composto da cinque archi, coi pulpiti laterali. Il campanile è del XII secolo, è costruito in grandi conci squadrati, in parte provenienti dalle precedenti strutture. L’interno è a tre navate e sei campate, con colonne a capitello corinzio. Ospita fra le tante opere di grande pregio artistico un affresco con Madonna e Santi del Pinturicchio, e nel transetto destro la tomba del pittore Filippo Lippi, che, insieme ai suoi seguaci, realizzò gli affreschi “Presepio”, “L‘Annunciazione”, la “Dormitio” e “L‘Incoronazione della Vergine”.
In un ulteriore intervento del XIX secolo, Giuseppe Valadier, l‘architetto di Piazza del Popolo e del Pincio a Roma, creò gli altari e le porte. Nella nicchia della navata sinistra è stata collocata una delle opere più importanti del Duomo di Spoleto: il “Crocifisso”, pergamena dipinta applicata su tavola, di Alberto Sotio (1187). Proviene dalla Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo.
 
MUSEO ARCHEOLOGICO, TEATRO ROMANO
Il museo utilizza i locali dell’ex monastero di S. Agata, costruito in parte con i materiali prelevati dall'attiguo Teatro Romano.
Vi sono contenute testimonianze della nascita della Città di Spoleto, risalente alla età del bronzo, e del suo successivo sviluppo, fino alla età municipale (90 a.c.).

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